La tutela previdenziale è costituita da sussidi erogati dagli enti previdenziali (INPS) ai lavoratori iscritti a forme di previdenza obbligatoria.

Il sistema previdenziale (L. 222/1984) è finanziato dai contributi obbligatori prelevati dalle retribuzioni.
Si tratta di prestazioni non cumulabili a quelle concesse dalla tutela assistenziale viste nel capitolo precedente ameno che il reddito sia inferiore a quello dettato periodicamente dalla Legge finanziaria.
Se assicurati presso l’INPS, i malati di cancro, a seconda del tipo di infermità invalidante riconosciuta, hanno diritto alle seguenti prestazioni:
assegno ordinario di invalidità (corrispondente all’assegno di invalidità visto nel sistema assistenziale);
pensione di inabilità (corrispondente alla pensione di inabilità vista nel sistema assistenziale );
assegno mensile per l’assistenza personale e continuativa ai pensionati per inabilità (corrispondente all’indennità di accompagnamento vista nel sistema assistenziale).

La differenza tra tutela assistenziale, esposta nel capitolo precedente, e tutela previdenziale sta proprio nel fatto che la seconda presuppone ovviamente un’attività lavorativa per il versamento di contributi prelevati dalle retribuzioni.

Di seguito si indicano i requisiti e l’iter procedurale previsti dall’INPS per i propri assicurati, che potrebbero essere parzialmente diversi da quelli applicati da altri enti assicurativi o casse di previdenza. Pertanto, qualora siate iscritti a gestioni previdenziali diverse dall’INPS, sarà opportuno che vi informiate presso l’ente o cassa
di previdenza.



Assegno ordinario di invalidità

Il lavoratore dipendente, autonomo o parasubordinato, ha diritto all’assegno ordinario di invalidità se è in possesso dei seguenti requisiti:
infermità fisica o mentale tale da ridurre permanentemente la capacità lavorativa, in occupazioni confacenti alle sue attitudini, a meno di un terzo (L. 222/1984) e quindi con un’invalidità parziale superiore al 67 %;
iscritto all’INPS da almeno 5 anni;
anzianità contributiva di almeno 5 anni, anche non continuativi (260 contributi settimanali), di cui almeno 3 anni (156 settimane) versati nel quinquennio precedente la domanda di assegno ordinario di invalidità.

Il diritto all’assegno ordinario di invalidità è riconosciuto anche se l’invalidità è preesistente al rapporto assicurativo, purchè successivamente le condizioni di salute siano peggiorate o siano insorte nuove infermità.

L’assegno ordinario d’invalidità:
non è reversibile ai superstiti ( e quindi in caso di morte del beneficiario non spetta agli eredi);
al raggiungimento dell'età pensionabile e in presenza dei requisiti di assicurazione e contribuzione, si trasforma in pensione di vecchiaia;
è compatibile con l’attività di lavoro dipendente o autonomo.
L’invalidità non è infatti l’inabilità che invece presuppone u’assoluta impossibilità lavorativa.

La domanda di assegno ordinario di invalidità va presentata presso una sede dell’INPS sull’apposito modulo, allegando i seguenti documenti:
i certificati anagrafici e dichiarazioni sostitutive richiesti;
certificato medico attestante l’infermità fisica o mentale che ha ridotto la capacità di lavoro.


L’assegno dura 3 anni, durante i quali vengono pagate 13 mensilità, e può essere confermato per altre due volte, a patto che la richiesta venga effettuata nei 6 mesi che precedono la scadenza.
Dopo le due ulteriori conferme l’assegno diventa definitivo, ma può comunque sempre essere soggetto a revisioni da parte dell’INPS.


Ricorso
Se la domanda di assegno ordinario di invalidità è stata respinta, potrete presentare ricorso al Comitato Provinciale dell’INPS, entro 90 giorni dalla data di ricevimento
della lettera di notifica del provvedimento.
Il Comitato Provinciale dell’INPS ha 90 giorni di tempo per pronunciarsi. Se emetterà parere sfavorevole, oppure se non si sarà ancora espresso trascorsi 90 giorni dalla presentazione del ricorso, potrete ricorrere alla sezione lavoro e previdenza del Tribunale del luogo di residenza, facendovi assistere da un legale di fiducia.
Il ricorso al Giudice dovra essere fatto entro e non oltre il termine decadenziale di 3 anni dalla comunicazione del diniego o dalla data di scadenza del termine (90 giorni)
entro cui il Comitato Provinciale dell’INPS avrebbe dovuto emettere una decisione.



Pensione di inabilità
Il lavoratore dipendente, autonomo o parasubordinato ha diritto alla pensione di inabilità (L. 222/1984 se in possesso dei seguenti requisiti:
infermità fisica o mentale tale da provocare l’assoluta e permanente impossibilita di svolgere qualsiasi attività lavorativa
iscritto all’INPS da almeno 5 anni;
meno di 65 anni.

Può essere dunque richiesta dall’invalido civile al 100% che non sta svolgendo e che non potrà svolgere alcuna attività lavorativa.
Non vi sono limiti di reddito per poterla percepire.
La pensione di inabilità è reversibile ai superstiti(quindi se il beneficiario muore spetta agli eredi).

La domanda di pensione di inabilità può essere presentata anche dopo la cessazione del rapporto di lavoro e indipendentemente dai motivi che l’hanno determinata.
Va presentata presso una sede dell’INPS sull’apposito modulo, allegando i seguenti documenti:
i certificati anagrafici e dichiarazioni sostitutive richiesti;
certificato medico attestante l’infermita fisica o mentale che ha ridotto la capacità di lavoro.

Non mi stancherò mai di ripeterlo:
- la pensione di inabilità è riservata alle persone malate che non sono più in grado di lavorare ed è incompatibile con qualsiasi forma di attività lavorativa.
- l’assegno ordinario di invalidità visto sopra spetta invece ai soggetti la cui capacità di lavoro, a causa dell’infermità, è ridotta ma non del tutto esclusa.


Assegno mensile per l’assistenza personale e continuativa ai pensionati per inabilità
L'assicurato INPS che abbia ottenuto il riconoscimento della pensione per inabilità totale (100% di invalidità), ha diritto all’assegno per l’assistenza personale e continuativa, purchè sia in possesso dei seguenti requisiti:
non sia in grado di camminare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore;
oppure
abbia bisogno di assistenza continua per compiere le normali attività quotidiane (alimentazione, igiene personale, vestizione).

L’assegno di assistenza non è compatibile con il ricovero in istituti di cura o assistenza a carico della pubblica amministrazione.

La domanda può essere presentata anche insieme alla domanda di pensione di inabilità.
Dal 1° luglio 2009 l’assegno di assistenza e pari ad euro 472,45 mensili.

È palese la somiglianza con l’indennità di accompagnamento vista nella parte della tutela assistenziale.
Si ricordi come l’indennità di accompagnamento prescinde totalmente dai contributi previdenziali ed è compatibile con lo svolgimento dell’attività lavorativa.
È inoltre di importo più elevato rispetto all’assegno mensile per l’assistenza personale e continuativa ai pensionati per inabilità.
Converrà chiedere l’indennità di accompagnamento.

Pensionamento anticipato. Brevi cenni.
I lavoratori visitati e dichiarati invalidi civili, di guerra, per lavoro e per servizio con invalidità superiore al 74% hanno diritto, per il calcolo degli anni di servizio ai fini pensionistici, al beneficio di 2 mesi di contribuzione figurativa per ogni anno di servizio effettivamente prestato come invalido, e ciò indipendentemente dalla causa dello stato di invalidità.



Il Lavoro

In ambito lavorativo alcuni benefici conseguono all’accertamento di una certa percentuale di invalidità, mentre altri sono legati all’accertamento dello stato di “handicap in situazione di gravità”, ed altri ancora discendono dalla sussistenza
dei requisiti previsti dalla L. 68/1999. Per tale motivo e per evitare di dovervi sottoporre più volte alla visita medico-legale, è consigliabile presentare un’unica soluzione:
1- domanda per il riconoscimento dello stato di invalidità → L. 11871971
2- domanda per il riconoscimento di handicap cosiddetto “grave”→L.104/1992
3- domanda per l’accertamento della disabilità→L. 68/1999.

Le tutele offerte dalla legge in ambito lavorativo sono varie. Molto velocemente le analizzeremo tutte.

Collocamento obbligatorio per persone disabili
Se non avete ancora un lavoro, l’accertamento dell’invalidità effettuato dalla Commissione Medica della ASL ai sensi della L. 68/1999 è utile ai fini di una futura assunzione.
Le imprese e gli enti pubblici, infatti, hanno l’obbligo di assumere gli individui che:
1- hanno un’invalidità civile superiore al 46%
2- che sono iscritti nelle liste speciali del collocamento obbligatorio.

Le quote di riserva previste dalla legge sono:
- i datori di lavoro con più di 50 dipendenti devono avere almeno il 7% di lavoratori invalidi;
- i datori di lavoro con 36-50 dipendenti devono avere 2 invalidi;
- i datori di lavoro con 15-35 dipendenti devono avere 1 invalido;
- i datori di lavoro con meno di 15 dipendenti non hanno alcun obbligo.

Scelta della sede di lavoro e trasferimento
Nel caso di assunzione per pubblico concorso se vi è stata riconosciuta un’invalidità (L.118/1971) superiore al 67% avrete diritto:
- alla priorità nella scelta della sede più vicina al vostro domicilio tra quelle disponibili
- alla precedenza nella scelta della sede nel caso chiediate il trasferimento.

Se siete dipendenti pubblici o anche privati e vi è stato riconosciuto lo stato di handicap in situazione di gravità (L.104/1992)avrete diritto ad ottenere se possibile:
- il trasferimento alla sede di lavoro più vicina al vostro domicilio
- non potrete essere trasferiti senza il vostro consenso.
Anche il familiare che vi assiste godrà dei vostri stessi diritti, ossia potrà scegliere la sede di lavoro più vicina al vostro domicilio, compatibilmente con le esigenze del datore di lavoro, e non potrà essere trasferito contro la sua volontà (art. 33 L. 104/1992).


Permessi lavorativi

La L. 104/1992 stabilisce che, ottenuto il riconoscimento dello stato di handicap in situazione di gravità, potrete usufruire di permessi lavorativi retribuiti per curarvi. Lo stesso diritto spetta anche al familiare che vi assiste che potrà assentarsi dal lavoro per accompagnarvi.
I limiti di permesso retribuito sono i seguenti:
per il lavoratore con disabilità: a scelta 2 ore giornaliere (per un massimo di 18 ore) o 3 giorni mensili;
per il familiare: 3 giorni mensili.

Nel caso di impiego part-time i permessi sono ridotti in proporzione al lavoro prestato. I permessi non utilizzati nel mese di competenza non possono essere fruiti nei mesi
successivi.
Per ottenere i diversi tipi di permesso è sufficiente farne richiesta al datore di lavoro e/o all’ente di previdenza cui si versano i contributi.

Congedi lavorativi

I congedi previsti dall’attuale normativa sono tre:
1- Congedo retribuito di 30 giorni all’anno per cure
2- Congedo straordinario biennale retribuito
3- Congedo biennale non retribuito

1.Congedo retribuito di 30 giorni all’anno per cure
Se vi e stata riconosciuta un’invalidità civile superiore al 50%, avete diritto a 30 giorni all’anno (anche non continuativi) di congedo (retribuito dal datore di lavoro) per cure mediche connesse con il vostro stato di invalidità. I giorni di congedo straordinario per non vanno computati ai fini del periodo di comporto (arco di tempo entro il quale il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore malato).


2.Congedo straordinario biennale retribuito per i familiari della persona affetta da handicap grave
La madre o il padre, lavoratori dipendenti, che assistono un figlio portatore di handicap non ricoverato (art. 80 della Legge 23 dicembre 2000 n. 388) grave il diritto di usufruire di un periodo di congedo straordinario retribuito per un massimo di 2 anni, continuativo o frazionato; se i genitori sono impossibilitati, anche il fratello o la sorella conviventi con il malato hanno diritto a usufruirne.
Lo stesso diritto è stato riconosciuto dalla Corte Costituzionale (sentenza 18 aprile 2007 n. 158) al coniuge convivente del soggetto portatore di handicap in situazione di gravità.
Si noti che il congedo è riconoscibile per la durata massima complessiva di due anni nell'arco della vita lavorativa tra tutti gli aventi diritto per ogni persona disabile.
La Corte Costituzionale dopo aver ampliato il novero dei familiari aventi diritto al congedo straordinario ne ha anche indicato l’ordine.
Il Coniuge convivente con il disabile ha prioritariamente diritto ad usufruire del congedo. In caso di mancanza o decesso del coniuge o altre cause impeditive, possono fruire del congedo straordinario i genitori (naturali, adottivi ed affidatari) anche non conviventi. In caso di decesso o di impossibilità di entrambi i genitori, analogo diritto è riconosciuto al fratello o alla sorella conviventi con il portatore di handicap grave. Infine la Corte Costituzionale ha stabilito che il diritto al congedo straordinario spetta anche al figlio convivente, sempre che gli altri familiari siano impossibilitati a fruire del congedo per fornire assistenza. Il congedo deve essere concesso entro 60 giorni dalla presentazione della domanda da parte dell'interessato.
Durante il periodo di congedo spetta un'indennità economica pari alla retribuzione percepita nell'ultimo mese prima del congedo.


3.Congedo biennale non retribuito
Il lavoratore dipendente (pubblico o privato) ha diritto a un periodo di congedo non retribuito, continuativo o frazionato, per gravi e documentati motivi familiari fino a un
massimo di 2 anni. Durante tale periodo conserva il posto di lavoro, ma non può svolgere alcuna attività lavorativa.


Giorni di assenza per terapie salvavita

Alcuni Contratti Collettivi Nazionali del lavoro nel settore pubblico prevedono che i giorni in cui i malati di cancro si assentano dal lavoro perchè hanno bisogno di terapie salvavita come:
- la chemioterapia;
- i giorni di ricovero ospedaliero;
- trattamento in day hospital;
siano esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia normalmente previsti e siano retribuiti interamente.
Ciò non solo prolunga indirettamente il periodo di comporto, evitando in taluni casi il licenziamento, ma garantisce al lavoratore il mantenimento dello stipendio che, altrimenti, dopo un certo periodo di assenza per malattia, sarebbe ridotto o azzerato.

Lavoro notturno

Il malato di cancro può evitare di prestare la propria attività lavorativa in orario notturno presentando al datore di lavoro la certificazione, rilasciata dal medico competente o da una struttura sanitaria pubblica, che ne attesti l’inidoneità al lavoro notturno.
Il lavoratore può chiedere e ottenere dal datore di lavoro di essere assegnato al lavoro diurno, in altre mansioni equivalenti, se esistenti e disponibili.
Anche il lavoratore che abbia a proprio carico una persona disabile in stato di handicap grave ha diritto a non svolgere un lavoro notturno.


Rapporto di lavoro a tempo parziale

Il lavoratore malato di tumore che sia in grado di lavorare, ma che preferisca ridurre l’orario di lavoro senza rinunciare definitivamente all’impiego, ha il diritto (art. 12 bis del D.lgs. n.61/2001) di chiedere ed ottenere dal datore di lavoro la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale fino a quando il miglioramento delle condizioni di salute non gli consentirà di riprendere il normale orario di lavoro.
Dunque potrete richiedere la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, con riduzione proporzionale dello stipendio, conservando il diritto al posto di lavoro e a ritornare a orario e stipendio pieni nel momento in cui vi sentirete in condizione di lavorare di nuovo per l’intera giornata.

La legge tutela anche i familiari del malato di tumore riconoscendogli un titolo preferenziale rispetto agli altri lavoratori nel mutamento dell'orario di lavoro da tempo pieno a tempo parziale per consentire loro di prendersi cura del congiunto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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